La notte la passo abbastanza bene e al risveglio mi sento meglio, non ho più la febbre, e le forze sono all’80/90%. Mi sveglio comunque presto per arrivare in clinica alle 9, nella speranza che arrivi Shushant per iniziare il lavoro. 

Arrivo in clinica in anticipo dopo un tragitto sotto il sole e lo smog pazzesco di questa città.

Shushant non c’è. Arriva dopo poco Paul, ci prendiamo il caffè, mi chiede la numerologia della fidanzata che gli faccio e chiacchieriamo un po’, non c’è tanto lavoro in ballo.

Finita la “pausa” vado verso Somad e gli faccio un esercizio di auto ipnoti utile a lui per rafforzare la sua confidenza nell’affrontare quello che lo aspetta. 

Non essendoci specchi in clinica, per ovvi motivi, usiamo il vetro di una portafinestra, non è ovviamente la stessa cosa, ma almeno mi permette di spiegargli l’esercizio.

Somad nel pomeriggio lascerà la clinica per andare a farsi vedere la schiena dopo l’operazione fatta all’ernia e poi tornerà in Canada. Allora, gli chiedo se c’è ancora qualche punto che gli fa male, e mi dice la schiena bassa, lato opposto a dove è stato operato.

A quel punto gli faccio la tecnica con fascinazione di Erminio Di Pisa, incredibile ipnotista italiano, ormai deceduto, che curava 300 persone a sera da dolori, 40 secondi l’una.

La provo con Somad, tempo un minuto e mezzo, risultato mi dice che sente molto meno dolore. Con lui il dubbio mi rimane sempre, ma lo lascio lì, è una tecnica divertente da fare.

A quel punto, di Shushant ancora nessuna traccia, andiamo io e Paul a parlare con Sadna, per poi dopo andare con Somad a fare un esercizio “psicologico”. Ovviamente gli fa Paul, io partecipo per imparare casomai qualcosa di nuovo.

Mentre sono dentro con loro due, mi vengono a chiamare perché è arrivato Shushant. Esco, lo raggiungo e ci mettiamo nel solito stanzino. Non ha ancora deciso…

Parliamo a lungo e capisco che il suo grosso problema è il dover venire internato, il fatto di sentirsi in prigione. Se non fosse per quello lui avrebbe già accettato, mi dice. Le medicine non gli hanno mai dato risultati se non all’inizio un pochino, stare in clinica qualche piccolo risultato l’ha dato, ma gli costa sentirsi in prigione, l’unico che gli ha dato dei risultati importanti sono io, mi dice.

Vado da Paul e gli chiedo di parlarci, gli fa fare un esercito dei pro e dei contro della situazione.

Poi lo porto di nuovo a parlare con Sadna, per poi richiuderci noi due. 

A quel punto, stremato dalla continua procrastinazione, divento impositivo, gli dico di andare a casa, di preparare la sua roba, parlare con famiglia e ci vediamo domani alle 9 puntuali qui per iniziare. Non c’è più da girarci intorno, da pensarci, bisogna agire subito.

Shushant sembra convinto, prende il taxi e se ne va, domani vedremo…

È ancora primo pomeriggio e né io né Paul abbiamo praticamente più nulla da fare, Sadna oltretutto si era presa il pomeriggio libero.

Quindi torniamo a casa, dove incontriamo Narayan, e tutti e 3 ci dirigiamo in taxi nel centro storico di Kathmandu. Narayan mi porta a prendere le campane tibetane nel migliore negozio della città, sono tra le migliori al mondo fatte tutte a mano. Poi giriamo un po’ in centro sempre con Narayan che ci fa da guida.

Ci fermiamo poi a cenare in un locale molto caratteristico ed incredibilmente economico, mangiamo i Momo e poi provo la salsiccia di pollo.

Seduto alla finestra del locale scorgo alcuni gesti di carità importanti, quasi come se fossero dovuti. Se c’è un mendicante fuori da un ristorante, c’è sempre qualcuno che gli compra del cibo.

Torniamo poi a casa in taxi. 

Domani forse si inizia con Shushant e diventa da un lato una corsa un po’ contro il tempo, dall’altro mi sento responsabilizzato enormemente, devo fargli avere dei risultati, dei miglioramenti.

Questo non è scontato perché con l’ipnosi, non è come andare da un chirurgo che ti raddrizza un osso, è un lavoro di squadra tra l’ipnotista ed il soggetto. Lavorando sull’inconscio della persona il risultato dipende da tantissimi fattori, tra cui l’elaborazione ed il tempo di elaborazione delle varie sessioni che si fanno. 5 giorni, se domani finalmente si presenta, sono pochi. Bisogna fare tante sessioni al giorno e si rischia in un certo senso di sovraccaricare l’inconscio di lavoro.

Dall’altro lato so anche che tutto questo lavoro male non gli può fare, non ci sono controindicazioni, il tema è piu se gli può fare abbastanza bene in questi pochi giorni da raggiungere almeno lo stato dell’anno scorso.

Dal mio punto di vista é una super sfida, in primis per il suo bene, ma poi anche per me dal punto di vista professionale, personale e direi anche spirituale. 

NAMASTE

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