Mi sveglio presto dopo l’ennesima nottata un po’ tribolata. Dormire poco e male la notte con tutto il lavoro durante il giorno mi sta stancando molto, ma siamo al penultimo giorno, non posso mollare.
Faccio colazione col solito caffè sul rooftop, prima di mettermi in marcia verso la clinica. Mi fermo a prendere le due solite brioche, non vedo l’ora di arrivare e capire se è cambiato qualcosa in Shushant.
Arrivo verso le 9, mi aprono il cancello e lo vedo con una maglietta nuova, nera con un big Smile giallo. Mi avvicino e mi accorgo che è anche docciato e con le unghie tagliate. Non ci posso credere, per due settimane l’anno scorso non si era lavato ed aveva indossato gli stessi abiti, stesa cosa quest’anno da quando l’avevo rivisto a quando era entrato in clinica. Qualcosa è cambiato.
Facciamo colazione insieme e mi dici che che ieri sera ha avuto qualche accenno di crisi, ma solo interna, nulla fuori. Dentro di me sono pieno di gioia, non voglio cantare vittoria, ma qualcosa di grosso si è mosso.
Mi dice che il lavoro fatto ieri, seppur di soli 10 minuti ha avuto un grande impatto. Tiro un gran sospiro di sollievo, solo due giorni fa avevo praticamente perso le speranze, ed ora sembra che il miracolo sia avvenuto per la seconda volta.
C’è ancora del lavoro da fare oggi per cui ci chiudiamo in stanza per trattare le emozioni residue. Ne erano rimaste tre pendenti, ma quando gli chiedo ad una ad una dov’è le sente e quanto le sente, sembrano non essere presenti. Erano ancora quelle dell’anno scorso, che ricorrono, ma ormai sono passate, o meglio presenti in minima parte, in qualcosa che è naturale, non disfunzionale.
Allentò allora la presa con lui e ci rilassiamo un po’ in chiacchere fino praticamente a pranzo. Ho ancora una sessione in ballo da fare con lui, quella sul padre, che lascio per il pomeriggio.
Colgo l’occasione nel mentre per fare 3 brevi sessioni ad altri pazienti della clinica, tra cui la giovane Grisma. Con la solita tecnica dello spinning lavoro anche con ragazzo con problemi di ansia e Bebek, il pilota con problemi di alcolismo. Sono tutte e tre soddisfatti.
Nel mentre è arrivo in clinica dalla mattina un nuovo paziente, un ragazzo sui 18-20 anni. Sento un gran casino mentre finisco di lavorare col pilota, esco e vedo che il ragazzo nuovo sta impazzendo, le guardie sono costrette a fermarlo a forza, finisce anche per tagliarsi una mano. La cosa va avanti per quasi un’ora tra scenate e pianti, con familiari ed amici al di là delle sbarre che lo implorano di calmarsi.
Io vedo di starmene lontano per evitare alcun danno e tengo lontano anche gli altri pazienti.
Arriva metà pomeriggio e riprendo Shushant per l’ultima sessione. Prima gli faccio un po’ di domande sul padre e scopro cose nuove. Lui mi sembra sereno nel parlarne, anche se capisco che l’ha vissuto poco e senza grandi emozioni, era a casa molto di rado.
Parto con la sessione, induzione ipnotica, e poi terapia del lutto, gli chiedo di portare il padre davanti a lui per parlarci e chiarirsi.
Anche questa volta, come l’anno scorso due volte, non riesce a vederlo. Invece che chiudere la sessione, vado avanti dicendogli di portare tutta la famiglia davanti e gli do un po’ di induzione sui valori della famiglia.
Non so quello che sta succedendo dentro di lui, ma inizia a scendere qualche lacrima.
Ogni pianto, ogni lacrima, nel mio mondo sono scarichi emozionali, per cui sono molto ben accetti.
Dopo un po’ lo riporto nel qui e nell’ora e gli lascio un po’ di tempo per processare il tutto.
Dopo un po’ gli chiedo un feedback, da lì a poco sarei andato a casa, anche perché avevo in programma una cena finale con Sadna.
Mi racconta di come ha sempre cercato di difendere la mamma dagli atteggiamenti degli zii, non capisco il nesso. Poi mi dice di come ancora si ricordava le mie parole dell’anno scorso su come noi siamo abbiamo il sangue dei nostri genitori, della nostra famiglia, e odiare questa, vuol dire poi odiare il nostro sangue e quindi noi stessi.
Tutto un gran giro di parole per dirmi che alla fine aveva perdonato tutti. Il nesso con la sessione non mi è ancora chiarissimo, ma l’importante è che lui abbia le idee chiare.
Io inizio ad essere stanco, sono state due settimane piuttosto intense, soprattutto la seconda con Shushant, dove oltretutto ho fatto molta fatica a dormire bene.
I risultati per il momento sembrano esserci, ma solo le prossime settimane ce lo potranno confermare.
Saluto Shushant e gli do appuntamento a domani, la mattina sarò in clinica e mentre nel pomeriggio mi attende il mio volo di ritorno.
Faccio per l’ultima volta la strada di ritorno a casa. Mi sento veramente stanco, sento che è arrivato il termine fisiologico di questa mia esperienza. Ho dato tutto me stesso, mentalmente, fisicamente, professionalmente e di cuore. È arrivato il momento di tornare a casa a Milano portando con me questa seconda ennesima esperienza in questa terra incredibile.
Domani mattina in clinica mi aspettano i certificati, i saluti e le solite emozioni forti pre partenza. Questa gente non smette mai di stupirmi e ti colpisce non solo nel cuore, ma anche nell’anima.
NAMASTE


Una risposta
Ciao Giorgio. Oramai hai dato cuore in tutto in questa tua bellissima esperienza umana. Tanto ti ha arricchito e tanto ti ha stupìto. Hai fatto una bellissima esperienza. Io e Ilaria siamo a Milano marittima per pochi giorni in relax ma giovedì saremo già a casa. A presto caro Giorgio.