Mi sveglio con un po’ di mal di gola, ma pronto ad affrontare la giornata. Oggi Shushant potrebbe finalmente entrare in clinica e così iniziare il lavoro insieme.
Faccio colazione con Narayan e dopo la doccia mi dirigo in clinica, già pensando al programma da fare con Shushant. Non c’è tempo da perdere, ma devo anche ottimizzare le sessioni per non sovraccaricarlo troppo.
Arrivo in clinica alle 9:15 e lui non c’è. Arriva Paul e ci mettiamo in stanzino a fare due chiacchere. Neanche tempo di proporgli di andare a prendere il caffè e Shushant arriva. Lo saluto, gli chiedo se ha deciso ed è pronto, mi risponde di sì. C’è suo fratello con lui che l’ha portato e mentre loro sbrigano le pratiche burocratiche per l’ammissione in clinica io vado a prendere un caffè al refettorio con Paul.
Ora si inizia, ci chiudiamo con Shushant in stanza e gli testo energia e chakra, il settimo è scarico, l’anno scorso il secondo ed il settimo era scarichi, questo vuol dire che siano messi meglio. Ha risolto il problema legato al secondo che rappresenta le cose metaforicamente “non digerite”, conoscendolo si riferisce a questioni passate legate al rapporto con la famiglia.
Subito dopo gli faccio del mesmerismo per riportarlo in uno stato ipnotico dopo ormai un anno. Reagisce benissimo, va giù profondamente, anche se per pochi secondi vedo qualche tremore nelle sue gambe. Quando si risveglia ha la faccia bella rilassata. Il feedback che mi dà anche a parole è molto positivo.
Perfetto penso io, la predisposizione all’ipnosi è ottima come l’anno scorso, ora c’è solo da trovare il punto di partenza e andare spediti.
Lo lascio pranzare con calma, prendersi una mezz’ora di relax e poi gli propongo l’interrogazione dell’inconscio per trovare le emozioni responsabili delle sue crisi e lavorare su queste. Chiedo a Shushant se posso far partecipare alla sessione anche Paul in veste di spettatore ed acconsente.
Lo ipnotizzo quindi con una induzione di Elman e poi chiedo di parlare col suo inconscio che si palesa subito, si ricorda ovviamente di me, perché mentre la mente conscia dimentica, l’inconscio non dimentica nulla.
Cerco quindi di scavare per capire quali sono le ragioni di queste sue crisi con tremori, la stessa procedura che avevo fatto l’anno scorso. Vengono fuori ovviamente delle emozioni, che sono la rabbia, la frustrazione e ancora il senso dell’abbandono. Quest’ultima era stata l’emozione principale su cui avevamo lavorato l’anno scorso e che lo aveva portato a superare le crisi, insieme ad anche altri lavori. Chiedo quindi all’inconscio come mai sia rispuntata visto che l’avevamo “ripulita” un anno fa. Mi risponde che degli aventi familiari molto forti l’avevano fatta riaffiorare.
Nel finale della sessione a Shushant rispuntano dei leggeri tremori che faccio notare anche a Paul. Dico quindi all’inconscio con fermezza di fermarli, perché Shushant non ne ha bisogno, di fargli rilassare le gambe e dopo poco i tremori si fermano. A quel punto lo risveglio contento della sessione e del fatto che ora ho un programma preciso su dove lavorare, cioè le emozioni che proprio l’inconscio ha tirato fuori.
Lascio libero Shushant di pranzare e di rilassarsi, la mia paura di sovraccaricarlo di lavoro “inconscio” mi spinge a fare le cose con calma, seppur il tempo non abbondi.
Con Paul andiamo quindi da Sadna che si complimenta con me per essere riuscito a convincerlo ad entrare in clinica e le spiego le sessioni fatte ed il programma futuro.
Per buona parte del primo pomeriggio lascio Shushant libero di riambientarsi in clinica, di fare le sue cose.
Verso le 4 decido con lui di fare l’ultima sessione della giornata e di lavorare specificatamente sulla rabbia.
Lo ipnotizzo, sembra andare tutto bene, ma quando gli chiedo di andare alla prima volta in cui ha avuto rabbia nella sua vita, le sue crisi riniziano, i piedi e le gambe riniziano a tremare, tanto che non riesce ad andare al momento che gli avevo indicato.
Gli do alcune induzioni positive e decido di riportarlo su, di svegliarlo senza procedere con la regressione sulla rabbia per paura di averlo già troppo sovraccaricato, non voglio certo forzare la mano.
Una volta risvegliato la crisi non finisce, debolmente va avanti, lui esce, fa due passi e vedo che ci lotta come già faceva l’anno scorso.
Dopo una decina di minuti mi assento per andare in refettorio a prendere un caffè, quando torno la crisi è diventata più grave, sia a livello di tremori esterni, sia a livello di quello che sente dentro.
Mi chiedi di chiamare l’infermiera, cosa che faccio subito. Quando arriva io mi assento un attimo per andare in bagno, neanche il tempo di chiudere la porta che mi chiama al telefono Sadna.
Esco dal bagno e mi ritrovo Shushant in mezzo al cortile sdraiato che striscia in preda ad una crisi fortissima, non saprei descriverla, striscia per terra, sembrano convulsioni epilettiche, inizia a picchiare anche i pugni a terra. Una scena mai vista, straziante, io mi sento morire, ce l’ho a due metri di distanza. Sadna gli parla in nepalese e gli dice di fare respiri lunghi e di allungare le gambe, lui cerca di alzarsi, ma non ci riesce. Dopo un quarto d’ora si calma un po’ ed arriva l’infermeria con una siringa che gli somministra, non so cosa ci sia dentro.
Poco prima di tale scena avevo scritto al mio coach per raccontargli la situazione e mi aveva consigliato di fargli la terapia delle parti, perché c’è probabilmente in lui una parte refrattaria al cambiamento, al miglioramento, alla guarigione. Spesso purtroppo c’è una parte in noi che non vuole uscire dalla zona di confort, nonostante questa zona sia altamente disfunzionale.
Shushant si calma, ma rimane seduto in mezzo al cortile, io mi siedo difianco a lui.
Mi dice che questa è stata una delle peggiori crisi che ha avuto recentemente, ed io gli spiego che secondo me è stata dovuta proprio da una parte dentro di lui che non vuole lui si curi, che vuole mantenere lo status quo. Gli prometto che la prima cosa su cui lavoreremo domani sarà questa, dobbiamo risolvere prima questo aspetto, se no non riusciamo ad andare avanti, è come avere un nemico in casa.
Mi chiede se posso arrivare presto domani e se posso portargli delle patatine, perché le medicine che gli danno gli fanno venire un gran appetito.
Nel mentre spunta suo fratello che era andato a casa a prendergli la roba per stare lì e che mi offre un passaggio verso casa. Sono le 19:30 e ormai è quasi buoi.
Accetto il passaggio, anche se avrei voluto camminare un po’ per rimettere insieme le idee e smaltire la batosta.
Arrivo a casa e c’è solo Narayan con cui ceno e a cui racconto quanto successo. La discussione poi vira su temi legati più ai rapporti con le donne, temi più leggeri su cui ci facciamo delle belle risate. Ne avevo bisogno dopo un pomeriggio così tosto.
Quella di oggi è stata sicuramente una giornata indimenticabile, una scena che mi ha toccato proprio dentro, oltre che una lezione dal punto di vista professionale. Purtroppo non ce ne rendiamo conto, ma spesso abbiamo dentro di noi una parte che non ci vuol fare migliorare, che lotta per rimanere nella zona di comfort, seppur questa è altamente disfunzionale come nel caso di Shushant.
Tecnicamente ho fatto un errore oggi, o meglio una dimenticanza, durante l’interrogazione dell’inconscio avrei dovuto chiedere se c’era qualche parte in lui che “remava contro” la sua possibile guarigione.
Prendo la lezione e domani si parte subito col dialogare con quella parte, in stadio ipnotico ovviamente.
NAMASTE

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