Mi sveglio molto presto per essere in clinica il prima possibile, come Shushant mi aveva chiesto. Nel tragitto prendo due brioche da mangiare insieme.

Verso le 8:30 arrivo e gli offro subito la brioche che gradisce molto. Ci mettiamo in un tavolino in refettorio e ce la godiamo. La sua notte è stata buona, ha dormito dalle 9 alle 3 poi ha fatto un po’ fatica.

Dopo quanto successo ieri, la mia idea è quella di aspettare Sadna, discuterne con lei ed avere il suo ok prima di procedere. Sadna arriva piuttosto tardi in ufficio ed è molto impegnata. Riesco a parlare con lei solo dopo pranzo.

Le spiego come secondo me sono andate le cose, di quella parte in Shushant che è restia al cambiamento, e di come avrei agito. Ottengo l’ok da parte sua ad andare avanti.

Decido quindi che devo prendere Shushant un po’ di sorpresa a livello ipnotico per evitare che quella sua parte inizi subito a martoriarlo durante il nostro lavoro.

Gli presento la cosa come un gioco, ed utilizzo una fascinazione, un induzione ipnotica tramite lo sguardo.

La cosa riesce, mi va giù, e lo accompagno poi con qualche classica induzione ericksoniana, parlata.

Inizio a richiamare il suo inconscio e chiedergli se veramente c’è una parte che vuole mantenere il suo disfunzionale status quo, mi risponde di sì, gli chiedo di farmici parlare con questa parte, la risposta è “no”, ci rimango basito, gli chiedo perché no, mi risponde che ci sono prima delle altre cose su cui devo lavorare, una in particolare, gli chiedo quale, e non mi risponde.

Mi trovo in chiara difficoltà, anche perché nel mentre inizia una crisi, piedi e gambe iniziano a tremare. Dico all’inconscio di fermare i tremori, di rilassare il corpo di Shushant, lo fa ed i tremori si placano. Rinizio con le domande e riniziano i tremori.

Diventa un incubo per me, da un lato continuare a non avere risposte utili al nostro processo, dall’altro devo continuamente dire all’inconscio di fermare i tremori a quasi ogni domanda che gli faccio. 

Ne usciamo distrutti, lui fisicamente, io mentalmente. Mancano 4 giorni scarsi e sono ancora fermo quasi al punto di partenza, con una parte di lui che rema chiaramente contro.

Ne discuto a lungo col mio coach via messaggi vocali e mi fa notare tecnicamente come migliorare alcuni passaggi. Al momento non so che fare.

Shushant viene da me e mi dice che mi deve dire delle cose, lo porto in una stanza e gli dico che sono tutto orecchie per lui.

Prima mi dice che suo fratello domani voleva venire a parlarmi, gli rispondo che sarò qui tutto il giorno per cui assolutamente disponibile.

Successivamente, inizia a cercare di dirmi qualcosa che però non riesce a dire, inizia ad entrare ed uscire dalla stanza. Mi rendo conto che è qualcosa di emozionale, perché partono i tremori ai piedi.

Shushant esce di nuovo dalla stanza, inizia a piangere, cosa che non gli avevo mai visto fare ed una nuova forte crisi lo prende.

Cammina per tutto il cortile in lacrime, trascinando i piedi. Io gli vado in contro, lo fermo e lo abbraccio per oltre due minuti. Lo sento piangere sul mio petto e anch’io non riesco più a trattenermi, mi iniziano a scendere le lacrime.

Il ragazzo non è mai stato amato in vita sua, ha perso da piccolo il padre, probabilmente di suicidio, gli zii l’hanno accolto a casa loro come fosse un peso, della madre so poco, i fratelli grandi pensano che sia pigro, non capiscono che è malato.

I sintomi delle sue crisi sono un totale bloccarsi, con tremori a braccia e piedi ed internamente il cuore ed i piedi diventano freddi. Perché il cuore diventa freddo?

Non è mai stato amato e quindi non hai neanche mai imparato ad amare. Appena vuole esprimere un sentimento positivo verso qualcuno, in questo caso probabilmente verso di me, arriva la crisi. È sicuramente un sistema di auto difesa, ma altamente disfunzionale.

Nel mentre cade a terra, io mi siedo a terra con lui. Come ho fatto l’hanno scorso, combatto ogni sua crisi standogli difianco, sono con lui. Mi chiede di chiamare l’infermiera, cosa che faccio. Si sdraia per terra ed io gli metto una mano sul cuore. Sento come continua a contrarsi, è chiuso.

Gli tengo la mano sul cuore per 15 minuti mentre lui è sdraiato, piano piano riesce a rilassarsi e la crisi passa. Gli do una mano ad alzarsi e a sedersi. Attendo con lui ancora un po’, ormai sono le 7 di sera, la clinica è chiusa dall’esterno, le guardie che hanno assistito a tutta la scena sono in divisa civile ormai.

Seduti nello stanzino, guardo Shushant e gli dico che il vero tema è l’amore, non si è mai sentito amato e non è mai riuscito a dare amore, per quello il cuore diventa freddo e si contrae. Le crisi stesse, con blocco degli arti e tremori a mani e piedi sono sintomatici che non riesce a rilasciare alcun tipo di emozione, si blocca.

L’unico da cui forse ha ricevuto amore sono stato io, un ipnotista italiano venuto in Nepal due settimane…

Mi rendo conto che l’anno scorso proprio l’amore che gli ho dato, oltre a tutte le sedute di ipnoterapia, è ciò che l’aveva aiutato a guarire. Ha tenuto per un anno intero sempre nella sua tasca una carta, una scheda che gli avevo regalato…

Era guarito, aveva ripreso a fare una vita decente, uscire con gli amici, guidare la moto del fratello, sognare di venire in Europa. Purtroppo poi una lite in famiglia, un’ennesima mancanza di amore, l’avevano fatto ricadere nel baratro, le crisi erano riniziate, si era richiuso in casa, passa le sue giornate in camera tra il non fare nulla e gestire le crisi che quotidianamente arrivano. Che futuro può avere un ragazzo così?

Mi incammino verso casa a piedi piano piano, tutto quanto successo questo pomeriggio mi ha toccato nel profondo, mi ha fatto capire l’importanza ed il potere dell’amore, dell’amore incondizionato.

L’avevo curato l’anno scorso dandogli soprattutto quello e oggi ci sto riprovando.

Sicuramente il pianto che ha avuto oggi Shushant, fa bene a lui ed al nostro lavoro, è uno scarico emotivo importante. 

Io ho bisogno di dormire e rimettere insieme le idee, le forti emozioni vissute non fanno altro che continuare a riempire i miei occhi di lacrime, anche ora che sono le 6 del mattino del giorno successivo, momento in cui scrivo.

Non c’è tempo, ho poco più di 3 giorni per lavorare ancora con lui. Ieri mi ha chiesto di arrivare ancora più presto, quindi è il caso di alzarsi, farsi una bella doccia e portargli la colazione da fare insieme.

NAMASTE

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