È il giorno della partenza, nel pomeriggio ho il volo di ritorno, il programma è andare la mattina in clinica e poi ad orario pranzo Narayan mi viene a prendere per portarmi in aeroporto.
Mi sveglio presto, finalmente una notte di sonno decente. Prendo il mio solito caffè e vado per l’ultima volta sul rooftop a vedere Kathmandu dall’alto, le emozioni non mancano di certo.
Finito il caffè scendo ed inizio a fare la valigia. Narayan si sveglia e come l’anno scorso mi dona degli oggetti tipici del Nepal, una sciarpa con sopra una divinità che rappresenta la magia, ed un braccialetto preso in un tempio. Io come l’anno scorso, gli lascio un po’ di soldi che sono sempre ben accetti, per lui e per Mama.
Finisco la valigia grande che mi porterà lui in clinica e lo zaino, e quando sto per andare, Narayan mi offre un passaggio in moto.
Quando arrivo non vedo Shushant, chiedo di lui e mi dicono che dorme ancora. Chiedo alla guardia se ieri sera ha avuto crisi e se sta bene, mi dice nessuna crisi e che sta bene. Il fatto che dorma fino a tardi è un buon segno, ha avuto difficoltà a dormire in questi giorni.
Arriva Sadna e andiamo in ufficio da lei, con cui condivido le novità di ieri su Shushant. Mi chiede poi della scuola di ipnosi con cui collaboro in Italia e della partnership che dobbiamo ancora firmare. Lei è stata super impegnata in questa settimana e l’ho visto.
Le esprimo un po’ le mie emozioni ed il fatto che sono molto stanco. Le notti travagliate con poco sonno, insieme al lavoro duro e costante in clinica, mi hanno drenato di energia sia fisica che mentale.
Lei poi deve uscire per un po’ e io torno in refettorio, di Shushant ancora nessuna traccia, non so cosa pensare.
Ad un certo punto una guardia mi viene a chiamare per dirmi di salire in stanza da Shushant, e l’infermiera mi accompagna su.
Lo trovo in camera seduto sul letto, gli chiedo cosa stesse succedendo, mi risponde che ieri sera aveva avuto ancora una crisi. Gli chiedo se fosse stata solo interna, senza sintomi esterni, mi risponde di sì. Beh gli dico come l’anno scorso, se non ci sono stati tremori è un ottimo segno.
Scendiamo insieme allora e lui pranza.
Subito dopo ci mettiamo in stanza, lui non sembra avere molte parole, sembra essere un po’ triste, ma non vuole scadere nell’emozionale. Mi dice che per lui ieri era l’ultimo giorno con me, per questo oggi non voleva scendere.
Gli dico che non c’è bisogna di arrivare alle lacrime, che ci sentiremo nelle prossime settimane, che ci rivedremo, e che ha tutte le risorse dentro di sé per superare qualsiasi cosa, deve imparare a prendersi la responsabilità di qualsiasi cosa gli succeda nella vita.
Lui non è di molte parole. Nel mentre faccio gli auguri ad una mia amica via chat dicendogli che sono in Nepal e lei mi risponde che si sente anche lei di fare un’esperienza del genere. Mi chiede quindi informazioni ed inizia a pensarci seriamente. Per lei ovviamente la clinica non è il posto giusto, ma la scuola per bambini molto di più. Le rispondo che se decide di venire qui ho tutti i contatti da darle.
Verso l’1 arriva finalmente Narayan a prendermi in moto, parliamo un po’ con Sadna e poi vado a salutare tutti, sia lo staff che i pazienti. La cuoca mi chiede addirittura di fare dei selfie insieme, manco fossi un attore famoso.
Lascio per ultimo Shushant a cui do un grosso abbraccio e poi salgo sulla moto con cui lasciamo la clinica alla volta dell’aeroporto.
Sono sereno quest’anno, non mi faccio prendere dall’emotività. Sono contento di quanto fatto, sono più consapevole delle mie capacità e torno con altro bel bagaglio di esperienza da questa avventura.
Sto diventando sempre più quello che da anni volevo diventare e non smetterò mai di ringraziare abbastanza il mio coach per tutto quello che mi ha insegnato, compreso l’avermi bacchettato per certi errori o atteggiamenti sbagliati. 🙏
La consapevolezza che questa seconda esperienza in Nepal mi ha dato è veramente tanta. Se l’anno scorso pensavo di aver fatto un miracolo, quest’anno non dico che sia normale, perché non è certo normale quello che faccio, ma è una riprova di quanto tutte le tecniche che ho studiato ed imparato in questi anni funzionino e funzionino velocemente, alcune istantaneamente. Vedere l’incredulità della gente dopo certe sessioni, prima mi faceva sentire un “mago”, ora mi dà semplicemente la sicurezza e la consapevolezza che questa è la strada giusta da percorrere nella mia vita.
Ho tanti progetti, tutti volti ad aiutare il prossimo, passo dopo passo vediamo cosa l’universo mi porterà, io ho sempre più fede in lui.
Ora sto per imbarcarmi, spero di riuscire a dormire un po’. Bye bye Nepal, grazie di tutto
NAMASTE


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