Alle 9:15 arrivo in clinica e ci sono i pazienti che fanno yoga in una stanza. La maestra mi invita ad entrare ed io accetto. Sono già alla danza, poi un po’ di meditazione e alla fine si canta, non io che sono stonatissimo.
Finito questo, la metà mattina è un po’ monotona, le stanze ed i pazienti sono occupati ed io non ho molto da fare. Una buona notizia però me la dà Sadna, mi dice sta cercando di mettersi in contatto con Shushant, il ragazzo con cui avevo a lungo lavorato l’anno scorso, per farlo venire in clinica. La ringrazio tantissimo perché mi piacerebbe molto rivederlo. Avevo fatto con lui un lavoro incredibile l’anno scorso, circa 30/40 sessioni in 15 giorni, e dopo queste sessione le sue crisi fisiche erano sparite, un successone per me, e soprattutto per lui. Purtroppo da quando poi sono partito non ne ho più avuto notizie, nonostante gli avessi mandato diversi messaggi.
Finalmente si libera Somad e possiamo lavorare, gli faccio due sessioni di seguito.
Prima lavoriamo su aspetti positivi, sempre in ambito ipnotico, e cioè nel trovare le risorse per diventare la migliore versione di lui e rimuovere i blocchi che gli impediscono di diventare tale versione. È una tecnica nuova per Somad che gradisce molto, soprattutto la parte di rimozione dei blocchi.
Poi gli faccio il solito mesmerismo per una buona mezz’ora e anche lì i suoi occhi parlano da soli al suo “risveglio”.
Lo lascio e dopo poco arriva l’assistente della direttrice che mi chiede anche lei di fare una sessione. L’avevo già trattata l’anno scorso per una questione di abusi.
Gli faccio il test energetico, buono, ed il test dei chakra, dove il terzo è un po’ scarico, ció significa un po’ di rabbia repressa.
È di fretta per cui procediamo col mesmerismo, piu per farle provare uno stato ipnotico che per lavorare su qualche problema specifico.
Le faccio la sensibilizzazione e tutta la procedura, sembra andare giù bene, i segnali ipnotici ci sono. Io mentre la lavoro inizio a sentire un fastidio alla mia gola dal nulla, mi viene da tossire più volte.
Al suo risveglio la vedo un po’ terrorizzata, mi dice di aver visto degli occhi, delle immagini brutte, tanto che si è impaurita. La cosa mi lascia perplessso perché non mi era mai capitato, l’unica spiegazione che mi do è che siano venuto a galla le sue ombre per essere rilasciate. Prova un senso di fastidio alla gola che prima non aveva, proprio la percezione che avevo avuto io, e che si era riflessa sulla mia gola era confermata.
Ovviamente non posso lasciarla così, per cui con la tecnica dello spinning ci lavoro un paio di volte e il fastidio passa.
La ragazza ha diversi non detti in ballo, relativi a quella brutta vicenda di abuso avuto in passato e sono venuti fuori questo è il mio pensiero.
La lascio andare un po’ dispiaciuto che non sia stata una sessione molto piacevole come è stata per tutti gli altri, ma lì sotto c’è qualcosa che balla.
Raggiungo Paul nel nostro piccolo ufficio ed insieme andiamo da Sadna dove lui le fa tutto un report della chiacchierata da psicologo fatta con Somad e Fatina, una nuova paziente. Io ascolto e trovo tutto molto interessante, il fatto di lavorare sui pazienti in squadra con lo psicologo, lo psichiatra e ovviamente Sadna, la direttrice della clinica, è una cosa nuova che mi piace moltissimo, anche perché mi permette di imparare cose nuove.
Finito il suo report andiamo io e Paul dai due pazienti, Somad e Fatima, a fare un interessante esercizio metaforico psicologico. Paul dà loro un foglio con sopra alcune domande e disegnata una candela. Le domande sono del tipo: se tu fossi questa candela cos’è che terrebbe accesa la fiamma?
Faccio anch’io l’esercizio e sono il primo ad offrirmi di dare le risposte quando abbiamo finito, anche per rompere l’imbarazzo dei due pazienti.
Finito questo io e Paul decidiamo di tornare verso casa a piedi, ma prima mi arriva una notizia tanto bella quanto inaspettata, Sadna è riuscita a parlare con Shushant che domani verrà in clinica per vedermi, mi brillano gli occhi.
Tornando a casa con Paul penso che è una cosa nuova e molto bella poter lavorare quest’anno in tandem con lui, con cui ci siamo subito trovati. Nel week end probabilmente andremo anche fuori insieme a divertirci in centro. È un nuovo valore aggiunto a questa esperienza già di per sé fantastica. Avevo un po’ paura quest’anno di rivivere un remake dell’anno scorso, ma come al solito le (non) coincidenze non capitano per caso…
Ho un po’ di tempo per rilassarmi a casa prima di cena, nonostante la grande fame, visto che ho saltato il pranzo, essendo in sessione quando lo servivano per lo staff della clinica.
Ceno solo con Narayan, perché Paul è uscito con degli amici nepalesi conosciuti qui e Mama è ancora un po’ ammalata, anche se in ripresa. Durante la cena mi accorgo che è già giovedì sera, il tempo sembra volare quest’anno, anche se la situazione in clinica è un filo meno sfidante dell’anno scorso, dove avevo avuto modo di lavorare ad un caso grave come quello di Shushant. Non si sa mai però, perché ogni giorno spuntano nuovi clienti/pazienti, in più da un giorno all’altro potrebbe scendere dalla sua quarantena la giovane Grisma, caso tostissimo, essendo lei in clinica da ormai un anno.
ho voglia da un lato di mettermi alla prova il più possibile con i casi più complessi, dall’altro di spendere ogni minuto del mio tempo per dare tutto quello che posso. Sono contento di aver poi già insegnato al dottore psichiatra e a Paul la tecnica non propriamente ipnotica dello spinning che potrá essere loro utile per aiutare altre persone dopo la mia ripartenza.
mi sto rendendo sempre più conto che nel mio futuro vorrei non solo continuare a praticare ed aiutare persone, ma anche insegnare ad altri terapisti alcune specifiche tecniche che imparo sia dal mio grande coach della scuola di ipnosi di Milano, sia da altri famosi ipnotisti internazionali on line.
L’ipnosi funziona e ogni tanto fa veramente “miracoli”. Non c’è bisogno che il paziente ci creda, basta che stia al gioco, segua le indicazioni, lasci andare un po’ il controllo, si fidi, e soprattutto voglia guarire. Non sono io che lo curo, è lui che si auto cura, io lo metto solo nelle condizioni di farlo.
NAMASTE


Una risposta
Grande Fratello, amico e Maestro. Avanti così.