Passo una nottata molto complicata per via di fortissimi problemi di stomaco, lo stesso problema che ha anche Paul, lui addirittura con febbre. Si vede che abbiamo bevuto in clinica qualcosa di sbagliato. Qui il problema dell’acqua è fortissimo, l’acqua del rubinetto non si può assolutamente bere.

Comunque mi presento in ospedale prestissimo, alle 8:15 con brioche.

Faccio colazione con Shushant, poi gli faccio trattamento con le campane tibetane, e poi lo lascio andare alla sessione di yoga, meditazione e ballo.

Finito questo arriva il loro pranzo, e poi, finalmente verso le 11 iniziamo la prima sessione.

L’idea era quella di riprovare con la prima emozione che sul inconscio mi aveva dato, la rabbia. Lo mando giù bene in stadio ipnotico, ma quando gli dico di andare alla prima volta, nulla, non ho nessuna risposta, come due giorni prima. Colgo allora l’occasione che sia già in ipnosi per provare a dialogare direttamente con la parte che rema contro al suo cambiamento. Evito di passare dall’inconscio e la chiamo, in maniera gentile e comprensiva come il mio coach mi aveva consigliato il giorno prima.

La parte non risponde a voce, ma quando chiedo dei segnali col dito della sua presenza, risponde. Nel mentre inizia a dare a Shushant i soliti tremori. 

Cerco di stare calmo e con voce sempre molto tranquilla e rassicurante continuo ad invitare la parte a palesarsi, ho bisogno di parlarci. Questa non parla, ma mi dà segnali ideomotori col dito quando glieli chiedo, nel mentre continua a mandargli tremori alle gambe, mani e anche alla schiena. Mi accorgo ad un certo punto che esce una lacrima dagli occhi di Shushant. Io non mollo, persevero nel mio tentativo di convincere la parte a parlare con me, sempre in maniera calma e pacata.

Nulla vado avanti per circa mezz’ora, ma non c’è verso. Vedo Shushant stremato e anche io sento di averle provate tutte.

Concludo, quindi, la sessione riportandolo nel qui ed ora. Sono piuttosto frustrato dalla situazione, sono ad un punto che non so veramente più cosa fare. Ci sediamo e parliamo un po’, gli faccio capire che siamo un po’ in un vicolo ceco. Lui mi dice che ancora mi deve dire quella cosa da ieri pomeriggio che potrebbe essermi utile, ma che per il momento ancora non ce la fa.

Inoltre mi dice che non è riuscito a trovare la prima volta delle emozioni trattate in regressioni, perché erano quelle dell’anno scorso e quindi le aveva già “ripulite”.

La cosa mi fa venire il dubbio che le crisi siano tornate non per il retriggering di quelle, ma perché il lavoro non era ancora finito l’anno scorso quando me ne sono andato. Mi mancava la terapia del lutto sul padre. Tema grossissimo per lui, confermato anche dalla sua numerologia. L’avevo provata due volte con lui, ma non era riuscito a “vederlo” il padre in ipnosi, troppo forte. Questo ragazzo ha una resistenza alle emozioni pazzesca, quelle forti soprattutto.

In tutto ciò  io attendo, facendomi anche i fatti miei, mentre Shushant continua a non trovare la forza. Ci risediamo in stanza, è il momento della telefonata a casa, finita questa, inizia a guardarmi negli occhi, senza aprire bocca. Gli spiego, ma lo sa già, che dopo questa mattina, non rimangono molte sessioni e soprattutto idee su cui lavorare. Se ha un evento importante post recupero dell’anno scorso, questo potrebbe essere essenziali. Deve dirmelo, tra tre giorni parto, e può essere la chiave di volta. 

Tempo 2 minuti gli viene un ennesima crisi, che sfocia in aggressività verso una sedia. La frustrazione di avere queste crisi lo fanno diventare aggressivo.

Arriva l’infermiera, la guardia, Shushant un po’ si calma. 

Io vado in ufficio da Sadna, piuttosto arrabbiato, ma non con lei, con Shushant.

Gli vengono tutti i pomeriggi alla stessa ora, quando è stanco, lo sa, è quello che stiamo combattendo insieme.

Se ha un’informazione che lui stesso ritiene utile a me per aiutarlo, non può metterci 2/3 giorni a dirmelo. 

Quando è entrato qui io e Sadna gli abbiamo espressamente chiesto impegno, qui ci vuole anche un po’ di coraggio, ma me lo aspetto da lui. Invece si è dimostrato, come Sadna mi aveva avvertito, un po’ manipolatorio verso di me che sono stato a sua disposizione tutti questi 3 giorni.

Non sono stato lì a dargli la mano dopo l’ennesima crisi, l’anno scorso ne avrò viste una decina. Voglio dargli un segnale, deve anche lui fare la sua parte.

Quindi, mi sono fatto andare a prendere lo zaino in stanza e me ne sono andato, mi sono incamminato verso casa.

Purtroppo vedo sempre più difficile la soluzione del problema, essendoci rimasti solo 2 giorni. Mi dico è difficile fare un miracolo, figuriamoci ripeterlo.

Fino all’ultima sessione però bisogna crederci.

NAMASTE

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