Mi sveglio con tutta calma, mi faccio un bel caffè e me ne vado sul rooftop a vedere Kathmandu dall’alto, cosa che non facevo da qualche giorno.
Ieri ho avuto l’ordine da Sadna di venire in clinica da Shushant per non più di due ore. Prima di uscire faccio il bonifico, come promesso, per il mese di Shushant in clinica.
Verso le 10 mi metto in marcia verso la clinica, fermandomi a prendere una bella brioche al cioccolato. Passeggio piano piano, non so cosa mi aspetterà oggi, non ho tante forze nervose per combattere.
Arrivo dopo 40 minuti e appena entro vedo che Shushant mi nota e si alza in piedi. Lo saluto, mi dirigo verso il refettorio dove chiedo un caffè, a breve serviranno il pranzo per i pazienti. C’è Grisma a cui avevo promesso di far vedere qualche gioco di magia con gli elastici. Mentre finisce il pranzo vado a prenderli nel mio zaino e poi parto con i 3/4 miei classici giochi. È molto divertita e anch’io sono molto felice di regalarle qualche sorriso. Gliene insegno uno e le regalo i 4/5 elastici che avevo portato in modo che si possa allenare.
Quando hanno tutti finito invito Shushant ad andare in stanza e gli spiego la situazione di ieri, di come da un lato fossi frustrato dalla essere fermi, dall’altro un po’ arrabbiato con lui perché continua a tenersi per sé quella cosa che magari potrebbe cambiare la situazione.
Mi risponde raccontandomi che la sera prima, dopo che ero andato via, l’infermiera aveva sbagliato a dargli la medicina, un grave errore. Poi mi dice che si aspettava le scuse da Sadna e lì lo fermo. L’errore è imperdonabile, ma iniziare a dare colpe, pretendere scuse era un atteggiamento un po’ da bambino viziato. Probabilmente Sadna non ne era ancora a conoscenza.
Arrivo poi al punto, io ho l’ordine di stare qui non più di due ore, cosa intende fare? Mantenere il segreto anche oggi e buttare via un altro giorno, oppure dirmelo e vedere come lavorarci?
Lui continua a fare fatica, non riesce. Andiamo avanti in questa condizione per due ore, finché non gli dico che a questo punto se non mi dice nulla io devo andare.
Mi risponde aprendosi un pochino. Si tratta di un’emozione relativa all’evento dello scorso novembre in famiglia che gli ha riscatenato le crisi. Gli faccio capire che è essenziale che me la dica, perché lavorandoci potremmo avere dei risultati. Lui continua a non riuscirci.
Gli faccio a quel punto una proposta prendendo il telefono: ti leggo tutte le emozioni e tu mi rispondi sì o no. Lui mi risponde OK.
Parto con la lunga lista e quando arriviamo a “odio”, mi dice di sì, BINGO.
Decido allora di non usare tecniche ipnotiche per non ritriggherare possibili crisi, ma una tecnica immaginativa molto efficace imparata da un ipnoterapista americano.
Gli chiedo quanto sente questa emozione da 0 a 10, mi dice 8. Gli faccio la tecnica dello spinning ed il valore scende a 5, poi gli faccio la tecnica gemella del framing e scende a 2. A quel punto gliela rifaccio e si scende a 0, BUM, mandata via in 10 minuti.
A quel punto gli dico che per oggi basta, vediamo la sua reazione in termini di crisi di stasera e stanotte e poi domani programmiamo la giornata. Lui mi sembra felice del risultato, quasi incredulo. Io riacquisto speranza, non sia mai che avere pulito l’emozione che lo ha riportato alle crisi, gliele faccia sparire di nuovo.
Ovviamente il lavoro va finito questa volta, lavorando sulla parte che combatte il cambiamento e sulla morte del padre, ma tutto dipende dalla sua reazione nella giornata.
Torniamo in refettorio, prendo un altro caffè e c’è lì Grisma. Mi viene quindi in mente che potrei usare la stessa tecnica con lei spacciandola per un gioco. Sono indeciso perché in teoria non potrei lavorare con lei, ma è veramente una tecnica che sembra un gioco. Glielo propongo e lei sembra entusiasta. Decido quindi di farla in cortile, davanti a tutti, facendola proprio sembrare un gioco.
Chiedo quindi a Grisma se c’è un’emozione di cui ne vorrebbe meno, mi risponde la tristezza, la sente 8 su 10. Le faccio chiudere gli occhi e le faccio lo spinning, si scende a 5, gliela rifaccio e si scende a 2, le faccio allora quella simile del framing e va a 0, mi dice non la sento più. Le sorrido e penso che è il momento di andare a casa.
Saluto tutti e quando sto per uscire spunta il fratello di Shushant. È venuto perché vuole parlare con me. Riposo allora lo zaino e ci chiudiamo in una stanza, dove gli racconto quanto fatto con Shushant, e soprattutto che il problema del ragazzo è che non si è mai sentito amato. Non sono qui per giudicare nessuno, non conosco certe dinamiche familiari loro, gli dico solo quello che ho visto con Shushant in tutti i nostri lavori.
Gli faccio presente come nelle crisi il suo cuore diventi freddo, molto simbolica come cosa.
Il fratello capisce, mi ringrazia per quanto stia facendo per lui e mi promette che riferirà alla famiglia.
Felice di aver passato il messaggio, mi dirigo definitivamente a casa.
Finalmente è stata una giornata con dei risultati, la curiosità per sapere domani la reazione è tanta, ma nel mentre mi aspetta una sessione di pranic healing da una conoscente di Narayan.
Arrivato a casa mi riposo un po’ e verso le 6 con Narayan ci muoviamo.
Arrivati da lei ci accoglie in salotto ed inizia a spiegarmi come funziona. Molte cose le conosco già ed alcune tecniche che mi descrive ricordano alcune che uso in ipnosi.
Gli chiedo dettagli su tempi e modi per imparare questo genere di healing e mi viene quasi voglia di fermarmi qui ancora un po’ a fare un corso da lei.
Prima lavora su Narayan, poi passa a me, dove vede due cose molte vere ed interessanti, anche se non vede i miei problemi intestinali del momento…
È effettivamente un lavoro generico sui chakra quello che fa, per cui certe cose non per forza le sente.
Ci lasciamo ed io e Narayan voliamo a casa perché è tardi. Ci fermiamo ad un supermercato perché prendo a Mama una bottiglia di vino. Narayan mi svela questo suo piccolo piacere. Mama non ha nessun vizio, prega tutte le mattine, fa digiuni regolarmente, non mangia carne. Mi fa ridere questo suo desiderio santuario, a saperlo prima le portavo qualcosa di speciale dall’Italia.
Ceniamo io Narayan e Paul e questo mio ultimo sabato in terra nepalese si conclude.
La speranza per domani è tanta.
NAMASTE


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