Come l’anno scorso, solita sveglia presto, colazione con Narayan e si parte per la clinica a piedi e con un po’ di pioggia.
Mi ricordo ancora la strada perfettamente e quando arrivo davanti trovo sia il personale di sicurezza cambiato, più formale con la divisa, sia la struttura con qualche nuovo accorgimento. Spiego chi sono, mi fanno attendere e poi finalmente arriva Sadna a prendermi. È un grande piacere rivederla, scatta un abbraccione e mi porta nel suo nuovo ufficio. Inizia a raccontarmi delle novità della clinica e mi dice che quest’anno avrei lavorato in tandem con un dottore psicanalista nepalese ed un giovane tedesco neo laureato in psicologia, Paul, che vive anche lui da Narayan ma che la sera prima non c’era perché in viaggio.
La accompagno poi all’università di Kathmandu a ritirare un assegno che è il compenso per il suo insegnamento che fa lì.
Il viaggio dura un’ora abbondante tra andata e ritorno, l’università è quella più antica di Kathmandu e ha un sacco di facoltà. Mi racconta che tiene le lezioni dalle 6:30 alle 9:30 della mattina perché molti studenti lavorano e per questo le lezioni sono così presto. Durante il viaggio mi racconta che in clinica c‘è ancora Grishna, la giovane ragazza, 16 anni, che avevo conosciuto l’anno prima, abusata ripetutamente dai vari compagni della madre in US, e a cui avevo fermato un attacco di panico. Purtroppo un anno fa era arrivata in clinica solo due giorni prima della mia ripartenza e non ero riuscito a lavorarci molto, ma lei era rimasta molto impressionata dai miei “giochi” con l’energia e mi aveva regalato un sasso dipinto da lei che tengo ancora sulla mia scrivania a Milano come ricordo. Dico a Sadna che mi piacerebbe vederla e lavorarci, ma Sadna mi dice che per il momento è in una sorta di quarantena in clinica per motivi psichiatrici e che solo le infermiere possono entrare in contatto con lei.
Torniamo, quindi, in clinica e finalmente conosco Paul, ragazzo molto gentile e di mente aperta con cui ci troviamo subito. Gli spiego un po’ cosa faccio ed è molto incuriosito ed affascinato.
Dopo Sadna mi presenta il primo cliente/paziente, Somad, con cui mi metto subito all’opera. Come uso fare la prima volta che incontro un cliente, gli faccio la numerologia, gli chiedo un po’ di raccontarmi il suo problema, facendo domande specifiche nel mentre. Somad studia in Canada ed è di ritorno per i mesi estivi, ha un problema di depressione. È lui ad aver deciso di entrare in clinica, i genitori non lo sanno neanche.
Raccontandomi la sua vita, mi dice anche che per un anno, tra i 12 e 13 anni ha perso la voce, l’uso della parola. Da lì parto per trovare la causa del suo malessere, gli testo i chakra kinesiologicamente e poi gli faccio un po’ di mesmerismo per avvicinarlo all’ipnosi. Il ragazzo ha sesto e settimo chakra un po’ scarichi, il che significa poca autostima e senso di colpa, cosa che Somad mi conferma. Al mesmerismo reagisce bene, anche perché reduce da un intervento di ernia discale aveva molto dolore, e dopo il mesmerismo tale dolore sembra essere passato quasi del tutto. Decido che per oggi va bene così con lui, non voglio forzare la mano e voglio studiarmi bene stasera il caso.
Lo lascio nel cortile dove un po’ incredulo cammina e cerca di capire come è possibile che il dolore alla schiena gli sia andato via(momentaneamente?).
Dopo poco vengono nel mio ufficio Paul ed il Dottore psichiatrico a cui racconto quanto fatto. Mi fermano subito alla numerologia perché vogliono sapere la loro, e quindi non posso esimermi e gliela faccio. Ci rimangono tra lo sbigottito e l’incredulo, confermandomi quasi tutto quello che gli avevo detto. Addirittura lo psichiatra prende nota su un foglio.
Mi rendo conto che parliamo lingue professionali completamente diverse, io parlo di energia, medicina cinese, inconscio, loro di medicinali. Mi faccio furbo premettendo che li invidio molto per il lavoro che fanno e che io non ne capisco nulla di chimica e psicologia. Si crea così subito un buon rapporto, Paul è giovane ed umile e ha voglia di imparare, lo psichiatra nepalese è affascinato e comunque ha un debole per il mondo olistico, me lo devo tenere buono per poter operare senza vincoli.
Entrambi escono e vanno a casa, mentre io rimango lì a studiarmi il caso di Somad.
Poco dopo mi entra in stanza un’infermiera e le chiedo se segue Grishna, mi risponde di sì, raccontandomi poi la sua situazione di quarantena. Le lascio scritto un bigliettino da dare a Grishna: “Giorgio, the hypnotist. Energy works…”
Dopo poco, seppur sia ancora presto, decido di tornare verso casa, ho ancora un po’ di jet-lag addosso da smaltire.
Solita passeggiata verso casa e pisolino prima di cenare con Paul e Mama, mentre Narayan è dalla sua fidanzata.
Chiacchieriamo un po’ con Paul di Italia e Germania, prima di ritirarmi in camera a scrivere questo mio blog e di studiare bene il caso di Somad.
NAMASTE


2 Risposte
Sei tornato in Nepal! Bravo Giorgio! Mi mancava il tuo blog… quanto rimani?
Solite due settimane. Grazie Fede, poi vengo giù